Al diavolo guadagni esorbitanti grazie ad adsense! Ho deciso di spostare tutto l'ambaradan su wordpress: http://carjust.wordpress.com
E' stato bello finchè è durato!
mercoledì 5 maggio 2010
martedì 4 maggio 2010
Halo 3 Believe Ad
Rispolvero questo spot televisivo di Halo 3 per il semplice gusto di poter dire: “cazzo figata!”
venerdì 30 aprile 2010
Ne Resterà Soltanto Uno
Il principale competitor di Gamestop in Europa è la catena inglese Game, storica insegna nata nel 1992 come Rinho Group e presente sul mercato con oltre 1.000 negozi sparsi tra Spagna, Francia, Scandinavia, Portogallo, Repubblica Ceca, Inghilterra ed Irlanda.
Qualche giorno fa, in riferimento al mercato anglosassone, sono stati resi noti i dati relativi alle vendite per l’anno 2009, che ha avuto un calo (seppur previsto in un periodo di crisi come quello attuale) del 28%. Questo risultato porterà all’inevitabile chiusura di 100 store entro il 2013. Tenendo presente che altri ne erano stati già chiusi, questa tendenza conferma i dubbi relativi ad un’espansione territoriale scellerata attuata dalla catena in questione ed ora seguita a ruota dal suo competitor principale, Gamestop.
Il mercato inglese è, attualmente, il più importante in Europa, nonostante questo sta subendo un riassetto generale che, come potete vedere, sta portando alla chiusura di diversi punti vendita. Se analiziamo la situazione in Italia, quarto mercato per importanza, ritroviamo un trend che rispecchia, in modo molto simile, l’espansionismo scellerato portato avanti da Game ed ora replicato da Gamestop con aperture continue che attualmente contano 330 negozi di cui oltre la metà ha una metratura media di uno sgabuzzino.
Preso atto del fatto che il target fissato dai geni di cui sopra è 500 negozi solo in Italia (ripeto, quarto mercato in Europa e in calo di oltre il 10% rispetto all’anno precedente!), riesce così difficile capire che il punto di non ritorno (o di chiusura, fate voi) è dietro l’angolo? Annullata la concorrenza e creatasi così una competizione interna paurosa, quali altri target ci si potrebbe fissare? Ha senso continuare con questa politica distruttiva (per logiche di mercato) sapendo che in un futuro non tanto lontano il digital delivery potrebbe farti ciao ciao con la manina?
Non riesco a spiegarmelo, e vedere molte insegne storiche fare una fatica terribile per sopravvivere è un’ulteriore conferma di come il mercato rischi veramente di esplodere.
Qualche giorno fa, in riferimento al mercato anglosassone, sono stati resi noti i dati relativi alle vendite per l’anno 2009, che ha avuto un calo (seppur previsto in un periodo di crisi come quello attuale) del 28%. Questo risultato porterà all’inevitabile chiusura di 100 store entro il 2013. Tenendo presente che altri ne erano stati già chiusi, questa tendenza conferma i dubbi relativi ad un’espansione territoriale scellerata attuata dalla catena in questione ed ora seguita a ruota dal suo competitor principale, Gamestop.
Il mercato inglese è, attualmente, il più importante in Europa, nonostante questo sta subendo un riassetto generale che, come potete vedere, sta portando alla chiusura di diversi punti vendita. Se analiziamo la situazione in Italia, quarto mercato per importanza, ritroviamo un trend che rispecchia, in modo molto simile, l’espansionismo scellerato portato avanti da Game ed ora replicato da Gamestop con aperture continue che attualmente contano 330 negozi di cui oltre la metà ha una metratura media di uno sgabuzzino.
Preso atto del fatto che il target fissato dai geni di cui sopra è 500 negozi solo in Italia (ripeto, quarto mercato in Europa e in calo di oltre il 10% rispetto all’anno precedente!), riesce così difficile capire che il punto di non ritorno (o di chiusura, fate voi) è dietro l’angolo? Annullata la concorrenza e creatasi così una competizione interna paurosa, quali altri target ci si potrebbe fissare? Ha senso continuare con questa politica distruttiva (per logiche di mercato) sapendo che in un futuro non tanto lontano il digital delivery potrebbe farti ciao ciao con la manina?
Non riesco a spiegarmelo, e vedere molte insegne storiche fare una fatica terribile per sopravvivere è un’ulteriore conferma di come il mercato rischi veramente di esplodere.
lunedì 26 aprile 2010
L’Anomalia Atto Secondo
Sono riuscito a recuperare l’articolo a cui facevo riferimento nel mio precedente post, non credo si debba aggiungere altro, ovviamente è permesso ridere, piangere, spegnere il pc, far finta di nulla o portare due giochi 360/PS3/Wii per acquistare la nuova limited fantasia esclusiva Gamestop!
“Questo Natale si è andati con la cosiddetta “mano pesante”. Ai consueti e immancabili volantoni di Gd e Gds, con sottocosti pesanti che hanno colpito indistintamente tutte le piattaforme (come potete leggere nell’inchiesta di pagina 38) si sono aggiunti spot televisivi trasmessi ad alta rotazione sui principali network nazionali che, oltre ai sottocosti, pubblicizzavano persino bundle e versioni delle console esclusive, acquistabili solo presso una determinata insegna. Quello che proprio TIM aveva previsto in questa sede alcuni mesi fa, criticando la politica adottata da alcuni publisher per la distribuzione delle special edition, si è avverato: si sono verificate situazioni di monopolio commerciale che hanno addirittura spinto un colosso come GameStop ad emettere un comunicato ufficiale rivolto ai publisher italiani in cui la catena, in futuro, minaccia di togliere dai propri scaffali e di non trattare più tutti i prodotti oggetto di promozioni esclusive presso altre insegne. Anche se si tratta in effetti di un’operazione portata avanti da una multinazionale per tutelare i propri interessi, questo potrebbe essere un primo segnale forte al mercato e forse, come pure noi ci auguriamo, un primo passo verso politiche commerciali più trasparenti che possano contribuire in futuro ad una crescita più sana di tutto il settore.”
Fonte: www.e-duesse.it (editoriale di Matteo Bonassi)
“Questo Natale si è andati con la cosiddetta “mano pesante”. Ai consueti e immancabili volantoni di Gd e Gds, con sottocosti pesanti che hanno colpito indistintamente tutte le piattaforme (come potete leggere nell’inchiesta di pagina 38) si sono aggiunti spot televisivi trasmessi ad alta rotazione sui principali network nazionali che, oltre ai sottocosti, pubblicizzavano persino bundle e versioni delle console esclusive, acquistabili solo presso una determinata insegna. Quello che proprio TIM aveva previsto in questa sede alcuni mesi fa, criticando la politica adottata da alcuni publisher per la distribuzione delle special edition, si è avverato: si sono verificate situazioni di monopolio commerciale che hanno addirittura spinto un colosso come GameStop ad emettere un comunicato ufficiale rivolto ai publisher italiani in cui la catena, in futuro, minaccia di togliere dai propri scaffali e di non trattare più tutti i prodotti oggetto di promozioni esclusive presso altre insegne. Anche se si tratta in effetti di un’operazione portata avanti da una multinazionale per tutelare i propri interessi, questo potrebbe essere un primo segnale forte al mercato e forse, come pure noi ci auguriamo, un primo passo verso politiche commerciali più trasparenti che possano contribuire in futuro ad una crescita più sana di tutto il settore.”
Fonte: www.e-duesse.it (editoriale di Matteo Bonassi)
L'Anomalia
Tra le mille cose in grado di sbilanciare un mercato verso grandi distribuzioni (mal assistite) a discapito delle piccole realtà locali, ce n'è una che spesso passa inosservata ma che, in realtà, è lo specchio della slealtà che vige perenne in questo settore.
Si tratta delle esclusive di prodotto destinate a determinate catene atte, in modo imbarazzante, a concentrare le specifiche vendite in un singolo canale. Ci si trova così a vedere accessori, limited edition, console bundle o pseudo tali, venduti solo all'interno dei vari Gamestop, Media World, Euronics e così via, fino ad arrivare ai nostri amici di Blockbuster/Gamerush.
Non contenti quindi dei privilegi di cui già godono queste realtà, i vari distributori/publisher si sentono in dovere di dare un ulteriore schiaffo alla concorrenza con promozioni e strategie commerciali in nome di qualche numero di sell-out più preciso (è questo uno dei motivi!). La cosa che però mi ha fatto morir dal ridere è stato leggere un comunicato di diversi mesi fa (spero prima o poi di recuperarlo) in cui una di queste magnifiche strutture (se non ricordo male era proprio Gamestop) si lamentava della stessa questione, sottolineando come esclusive simili avrebbero inevitabilmente danneggiato le vendite a discapito di una corretta concorrenza di mercato.
Risultato? Dopo qualche messe ecco sbucare l'esclusivo bundle di turno nei negozi della suddetta, disperata, catena di negozi.
Si tratta delle esclusive di prodotto destinate a determinate catene atte, in modo imbarazzante, a concentrare le specifiche vendite in un singolo canale. Ci si trova così a vedere accessori, limited edition, console bundle o pseudo tali, venduti solo all'interno dei vari Gamestop, Media World, Euronics e così via, fino ad arrivare ai nostri amici di Blockbuster/Gamerush.
Non contenti quindi dei privilegi di cui già godono queste realtà, i vari distributori/publisher si sentono in dovere di dare un ulteriore schiaffo alla concorrenza con promozioni e strategie commerciali in nome di qualche numero di sell-out più preciso (è questo uno dei motivi!). La cosa che però mi ha fatto morir dal ridere è stato leggere un comunicato di diversi mesi fa (spero prima o poi di recuperarlo) in cui una di queste magnifiche strutture (se non ricordo male era proprio Gamestop) si lamentava della stessa questione, sottolineando come esclusive simili avrebbero inevitabilmente danneggiato le vendite a discapito di una corretta concorrenza di mercato.
Risultato? Dopo qualche messe ecco sbucare l'esclusivo bundle di turno nei negozi della suddetta, disperata, catena di negozi.
lunedì 19 aprile 2010
Meno Uno
Ho letto da poco il comunicato relativo allo scioglimento del contratto di distribuzione esclusiva tra la Ubisoft e Leader.
Fonte: www.e-duesse.it
A parte le banali dichiarazioni di facciata, questa è l’ennesima conferma di come il mercato distributivo in Italia stia lentamente cambiando linea. Nel momento in cui i publisher hanno deciso di intervenire sul territorio in modo diretto, si è andata a perdere la necessità di stipulare contratti di esclusiva con aziende che, fino ieri, rappresentavano l’unico vero canale di vendita verso quelle piccole/medie realtà che sono ancora oggi il cuore del mercato retail (in GD cambia poco o nulla).
Avevo previsto questo cambiamento già due anni fa (non sono un veggente, era ed è opinione di tutti) e, da una parte, non posso che rallegrarmi di questo. Le politiche fino ad oggi adottate dai vari distributori sono state a dir poco imbarazzanti e potersi sbarazzare di canvass e obblighi d’acquisto vari non può che giovare a tutta l’industria di settore.
Certo, sarà necessario allo stesso tempo monitorare le politiche di vendita che i publisher adotteranno e che in parte hanno già iniziato a fare, allo stesso tempo è inevitabile che una sub-distribuzione, seppur non esclusiva, dei prodotti si renderà ugualmente necessaria a causa della enorme frammentazione di mercato che da sempre rappresenta il nostro paese.
Conoscendo molte delle persone che siedono dietro le varie scrivanie, non mi sento così ottimista, ma ammetto che qualche timido passo finalmente è stato fatto.
Il publisher francese cambierà modello di business per la commercializzazione dei propri prodotti in Italia
Leader e Ubisoft hanno sciolto il contratto di distribuzione esclusiva valido per le realtà non seguite direttamente dal publisher francese in Italia. Ubisoft, attraverso il general manager italiano Ricardo Cones, ha infatti esplicitato la volontà di seguire un business model differente: «Desidero ringraziare il Gruppo Leader per la grande professionalità e l’ottimo lavoro svolto in questi tre anni di proficuo accordo di distribuzione in esclusiva. Ubisoft è una società flessibile e aperta a interpretare tutti i messaggi del mercato e abbiamo deciso di adottare un nuovo modello di business che prevede una distribuzione aperta ai principali protagonisti del settore». Luisa Bixio aggiunge: «Siamo molto soddisfatti del percorso e del lavoro svolto sul mercato fino ad oggi con la filiale italiana del gruppo Ubisoft. Il publisher ha infatti deciso di tornare a una distribuzione aperta, ma i rapporti restano ottimi e di grandissima stima verso il management Italiano».Fonte: www.e-duesse.it
A parte le banali dichiarazioni di facciata, questa è l’ennesima conferma di come il mercato distributivo in Italia stia lentamente cambiando linea. Nel momento in cui i publisher hanno deciso di intervenire sul territorio in modo diretto, si è andata a perdere la necessità di stipulare contratti di esclusiva con aziende che, fino ieri, rappresentavano l’unico vero canale di vendita verso quelle piccole/medie realtà che sono ancora oggi il cuore del mercato retail (in GD cambia poco o nulla).
Avevo previsto questo cambiamento già due anni fa (non sono un veggente, era ed è opinione di tutti) e, da una parte, non posso che rallegrarmi di questo. Le politiche fino ad oggi adottate dai vari distributori sono state a dir poco imbarazzanti e potersi sbarazzare di canvass e obblighi d’acquisto vari non può che giovare a tutta l’industria di settore.
Certo, sarà necessario allo stesso tempo monitorare le politiche di vendita che i publisher adotteranno e che in parte hanno già iniziato a fare, allo stesso tempo è inevitabile che una sub-distribuzione, seppur non esclusiva, dei prodotti si renderà ugualmente necessaria a causa della enorme frammentazione di mercato che da sempre rappresenta il nostro paese.
Conoscendo molte delle persone che siedono dietro le varie scrivanie, non mi sento così ottimista, ma ammetto che qualche timido passo finalmente è stato fatto.
giovedì 15 aprile 2010
La Forza Delle Idee
Sono rimasto in silenzio per qualche giorno sperando di trovare qualche bella idea o novità che valesse veramente la pena discutere.
Quando si parla di videogiochi non passa giorno senza che escano notizie, video ed immagini relativi ad un nuovo o vecchio titolo, progetti e fiere di turno, eventi e tornei, in due parole succede sempre qualcosa di interessante e la community enorme che si è creata è lì a dimostrarlo.
Quando invece si parla di business di settore, il massimo a cui in genere si può aspirare è l’ennesima news sul rivoluzionario progetto di affiliazione di nonna papera (ne esce uno al mese e credo che quello di nonna papera sia veramente il migliore), un qualsivoglia dipendente di una società che passa alla concorrenza per poi ritrovarsi tuo collega (la politica? Nulla in confronto!), Promovideo che inaugura il suo ennesimo affiliato (a cui di solito danno nomi tipo Genova3, Torino6, Bari8, simil estrazione) e finisce in copertina su TIM o la nuova linea di accessori ufficiali Shardan con design popolare (è un joypad, che cazzo di design vuoi fare!).
Per fortuna esistono ancora realtà che hanno idee e voglia tali da migliorare veramente questo settore non solo dal punto di vista commerciale, con prodotti veramente nuovi ed alternativi, ma anche e soprattutto con progetti in grado di legare fortemente le persone a questo settore, diffondendone le qualità artistiche, ludiche e innovative.
La società Dominio di Vicenza (http://www.dominiox.com/) ha infatti portato a termine la realizzazione di un cinema, chiamato DominioDrome, all’interno del negozio (o meglio, come giustamente dicono loro, il cinema con il negozio intorno) che permetterà la presentazione di nuovi giochi e l’organizzazione di tornei ad alto potenziale di divertimento. Quella che segue è la descrizione del progetto presente anche sul sito:
“Dopo cinque mesi di lavori pressochè top secret possiamo finalmente annunciare il lancio di DominioDrome, un cinema con il negozio intorno!
Nel Febbraio 2009 abbiamo partecipato ad una piccola fiera del fumetto in provincia di Vicenza portando videogiochi su schermo gigante e ci siamo resi conto delle potenzialità che questo poteva offrire, pochi giorni dopo abbiamo iniziato i lavori per realizzare un cinema allo stato dell’arte all’interno di Dominio, che per fortuna offre ampi spazi per questo genere di cose.
Abbiamo costruito pareti in cartongesso, dipinto metri e metri di muro, montato pannelli insonorizzanti, analizzato il suono, calibrato le immagini e posizionato tutto con precisione millimetrica.
Ora possiamo dire senza tema di smentita di aver realizzato cio’ che nessun negozio iperspecializzato in Italia può offrire: un cinema attrezzato con suono surround di qualità impensabile e proiezione su schermo da 3 metri e mezzo che verrà utilizzato esclusivamente per presentazioni di videogiochi nuovi e tornei clamorosi.
Possiamo dire che quando abbiamo terminato il trattamento acustico e acceso finalmente l’attrezzatura siamo rimasti tutti sbalorditi, dalla qualità video e audio della sala e dalla sparizione completa delle pareti circostanti, e’ come essere sotto ad un palco di un concerto, da soli: suono che arriva da tutte le parti, riverbero armonioso, un’immagine che ti rimpicciolisce.
DominioDrome è una scommessa ed anche una sfida, abbiamo realizzato una cosa veramente impensabile solo 6 mesi fa con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto: incantare gli appassionati. Chi ha già potuto vedere DominioDrome in azione è rimasto a bocca aperta.”
Ecco un esempio di idea vincente ed innovativa che dimostra come le mille proposte su come il settore retail debba comportarsi per uscire dalla morsa sleale della GD, non siano altro che banali parole buttate al vento.
Quando si parla di videogiochi non passa giorno senza che escano notizie, video ed immagini relativi ad un nuovo o vecchio titolo, progetti e fiere di turno, eventi e tornei, in due parole succede sempre qualcosa di interessante e la community enorme che si è creata è lì a dimostrarlo.
Quando invece si parla di business di settore, il massimo a cui in genere si può aspirare è l’ennesima news sul rivoluzionario progetto di affiliazione di nonna papera (ne esce uno al mese e credo che quello di nonna papera sia veramente il migliore), un qualsivoglia dipendente di una società che passa alla concorrenza per poi ritrovarsi tuo collega (la politica? Nulla in confronto!), Promovideo che inaugura il suo ennesimo affiliato (a cui di solito danno nomi tipo Genova3, Torino6, Bari8, simil estrazione) e finisce in copertina su TIM o la nuova linea di accessori ufficiali Shardan con design popolare (è un joypad, che cazzo di design vuoi fare!).
Per fortuna esistono ancora realtà che hanno idee e voglia tali da migliorare veramente questo settore non solo dal punto di vista commerciale, con prodotti veramente nuovi ed alternativi, ma anche e soprattutto con progetti in grado di legare fortemente le persone a questo settore, diffondendone le qualità artistiche, ludiche e innovative.
La società Dominio di Vicenza (http://www.dominiox.com/) ha infatti portato a termine la realizzazione di un cinema, chiamato DominioDrome, all’interno del negozio (o meglio, come giustamente dicono loro, il cinema con il negozio intorno) che permetterà la presentazione di nuovi giochi e l’organizzazione di tornei ad alto potenziale di divertimento. Quella che segue è la descrizione del progetto presente anche sul sito:
“Dopo cinque mesi di lavori pressochè top secret possiamo finalmente annunciare il lancio di DominioDrome, un cinema con il negozio intorno!
Nel Febbraio 2009 abbiamo partecipato ad una piccola fiera del fumetto in provincia di Vicenza portando videogiochi su schermo gigante e ci siamo resi conto delle potenzialità che questo poteva offrire, pochi giorni dopo abbiamo iniziato i lavori per realizzare un cinema allo stato dell’arte all’interno di Dominio, che per fortuna offre ampi spazi per questo genere di cose.
Abbiamo costruito pareti in cartongesso, dipinto metri e metri di muro, montato pannelli insonorizzanti, analizzato il suono, calibrato le immagini e posizionato tutto con precisione millimetrica.
Ora possiamo dire senza tema di smentita di aver realizzato cio’ che nessun negozio iperspecializzato in Italia può offrire: un cinema attrezzato con suono surround di qualità impensabile e proiezione su schermo da 3 metri e mezzo che verrà utilizzato esclusivamente per presentazioni di videogiochi nuovi e tornei clamorosi.
Possiamo dire che quando abbiamo terminato il trattamento acustico e acceso finalmente l’attrezzatura siamo rimasti tutti sbalorditi, dalla qualità video e audio della sala e dalla sparizione completa delle pareti circostanti, e’ come essere sotto ad un palco di un concerto, da soli: suono che arriva da tutte le parti, riverbero armonioso, un’immagine che ti rimpicciolisce.
DominioDrome è una scommessa ed anche una sfida, abbiamo realizzato una cosa veramente impensabile solo 6 mesi fa con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto: incantare gli appassionati. Chi ha già potuto vedere DominioDrome in azione è rimasto a bocca aperta.”
Ecco un esempio di idea vincente ed innovativa che dimostra come le mille proposte su come il settore retail debba comportarsi per uscire dalla morsa sleale della GD, non siano altro che banali parole buttate al vento.
giovedì 8 aprile 2010
giovedì 1 aprile 2010
Ok Il Prezzo è Giusto
Ho recuperato alcune rilevazioni in store relative ai prezzi applicati da alcune delle maggiori catene di riferimento per la distribuzione del videogioco. Purtroppo tra queste non possono essere ignorate quelle che vendono la friggitrice della zia con allegato Assassin’s Creed 2.
Vi prendo come esempio un paio di titoli con la precisazione che il trend che andremo ad analizzare è lo stesso anche per altri videogiochi.
Per un videogioco risulta veramente assurdo trovare queste differenze di prezzo passando da un’insegna all’altra (non si parla di medio-piccoli retailer contro gd), prima di tutto perchè bene o male queste strutture hanno rapporti diretti con i vari publisher (se così non fosse, allora facciamoci tutti una sana risata), e successivamente perchè visti i margini assurdi che girano in questo settore, fare una guerra di prezzi come quella che vediamo oggi, corrisponde ad un suicidio sia a livello commerciale che di settore.
Mi vengono in mente solo un paio di possibilità ed idee che possano giustificare queste differenze di prezzo:
Vi prendo come esempio un paio di titoli con la precisazione che il trend che andremo ad analizzare è lo stesso anche per altri videogiochi.
Bioshock 2 PS3
- Blockbuster (conosciuta anche come “siamo in bancarotta ma va tutto bene”) –> 64,95€
- Euronics (le false promozioni hanno sempre ragione!) –> 59,90€
- Expert (credevo che i videogiochi per Amiga fossero ancora in commercio) –> dato non disponibile
- La Feltrinelli (cambio un buyer al giorno) –> 64,90€
- Fnac (gli unici che voglio salvare) –> 69,90€
- Auchan (mi viene in mente solo una cosa, PERCHE’!?!?!?) –> 64,90€
- Carrefour (vedi sopra) –> 64,90€
- Gamestop (il mio usato costa più del nuovo e faccio come cazzo mi pare) –> 64,90€
- Media World (vendo TUTTO sotto costo anche se non posso) –> 39,90€
Assassin’s Creed 2 Xbox 360
- Blockbuster –> 69,95€
- Euronics –> 69,90€
- Expert –> 59,99€
- La Feltrinelli –> 69,90€
- Fnac –> 69,99€
- Auchan –> 69,90€
- Carrefour –> 59,90€
- Gamestop –> 69,90€
- Media World –> 49,90€
Per un videogioco risulta veramente assurdo trovare queste differenze di prezzo passando da un’insegna all’altra (non si parla di medio-piccoli retailer contro gd), prima di tutto perchè bene o male queste strutture hanno rapporti diretti con i vari publisher (se così non fosse, allora facciamoci tutti una sana risata), e successivamente perchè visti i margini assurdi che girano in questo settore, fare una guerra di prezzi come quella che vediamo oggi, corrisponde ad un suicidio sia a livello commerciale che di settore.
Mi vengono in mente solo un paio di possibilità ed idee che possano giustificare queste differenze di prezzo:
- Rivalutazione prodotto invenduto (ovviamente garantita solo a pochi eletti = gd)
- Importazione parallela (ormai la fanno cani e porci)
mercoledì 31 marzo 2010
Il Potere Delle Idee (E Dei Soldi)
A molti potrà sembrare strano mentre ad alcuni no (pochi fortunati), ma i prodotti di merchandising che affollano il mercato videoludico oggi sono figli di idee nate diversi anni fa dalle menti e dalla passione di persone che questo settore lo hanno praticamente creato.
Non è una novità, lo so, le idee nascono sempre dal basso per poi essere, inevitabilmente, rubate o copiate da chi ritiene di avere più potere economico e di vendita. La lotta odierna a colpi di distribuzioni più o meno ufficiali di accessori e gadget non sono altro che conseguenze di accerchiamenti attuati da parte di gruppi o aziende che, in mancanza di idee (questo avviene sì e no 365 giorni l'anno), non trovano altra scelta che seguire l'onda generata da altri o far credere alla gente di aver scoperto il prodotto dell'anno dopo anni di affannose ricerche.
Spesso la realtà è ben diversa e fa veramente rabbia vedere gente preparata e con idee veramente all'avanguardia, vedersi rubato tutto in nome di numeri e fatturati fantasmagorici tutti da dimostrare. Riescono a reggere qualche anno finchè qualcuno non decide che è tempo di aggiornare il proprio vecchio catalogo aggiungendoci prodotti che fino a qualche mese prima non sapeva neanche esistessero. L'obiettivo è sempre lo stesso, vediamo chi ha le palle e la bravura di aprire un nuovo segmento di mercato e poi ce lo prendiamo a piene mani!
Ho vissuto una situazione simile in prima persona, dove una distribuzione ben lanciata e che generava numeri più che buoni, dopo anni di sacrifici, è stata completamente fatta a pezzi nel momento in cui un concorrente decise che quel marchio meritava di "meglio". Così senza neanche accennare ad un contatto diretto con l'azienda distributrice e magari proporre un'alternativa valida alla distribuzione, si decise di andare direttamente alla fonte, srotolare un rotolo di carta igienica con numeri e fatturati futuri e convincere così il produttore che il mercato aveva bisogno di un nuovo retailer.
Si arrivò alla conclusione che la soluzione migliore fosse quella di avere due distributori nazionali!
Risultato? Mercato spaccato, prezzi differenti (chi subentrò si sentì in diritto di abbattere i prezzi per fare quella famosa terra bruciata di cui sopra senza neanche discutere una possibile strategia collaborativa), clienti disorientati, lamentele, problemi, sputtanamento conseguente del prodotto e progressivo abbassamento del target di vendita.
Se andate e chiedere un po' in giro, a chi questo settore lo conosce veramente e lo ha aiutato ad emergere, troverete storie simili a iosa. La conferma ennessima che a prescindere da tutto, molte volte l'idea, la passione e gli sforzi economici, da soli non bastano.
Ci vuole anche tanta, tanta, tanta, faccia da culo!
Non è una novità, lo so, le idee nascono sempre dal basso per poi essere, inevitabilmente, rubate o copiate da chi ritiene di avere più potere economico e di vendita. La lotta odierna a colpi di distribuzioni più o meno ufficiali di accessori e gadget non sono altro che conseguenze di accerchiamenti attuati da parte di gruppi o aziende che, in mancanza di idee (questo avviene sì e no 365 giorni l'anno), non trovano altra scelta che seguire l'onda generata da altri o far credere alla gente di aver scoperto il prodotto dell'anno dopo anni di affannose ricerche.
Spesso la realtà è ben diversa e fa veramente rabbia vedere gente preparata e con idee veramente all'avanguardia, vedersi rubato tutto in nome di numeri e fatturati fantasmagorici tutti da dimostrare. Riescono a reggere qualche anno finchè qualcuno non decide che è tempo di aggiornare il proprio vecchio catalogo aggiungendoci prodotti che fino a qualche mese prima non sapeva neanche esistessero. L'obiettivo è sempre lo stesso, vediamo chi ha le palle e la bravura di aprire un nuovo segmento di mercato e poi ce lo prendiamo a piene mani!
Ho vissuto una situazione simile in prima persona, dove una distribuzione ben lanciata e che generava numeri più che buoni, dopo anni di sacrifici, è stata completamente fatta a pezzi nel momento in cui un concorrente decise che quel marchio meritava di "meglio". Così senza neanche accennare ad un contatto diretto con l'azienda distributrice e magari proporre un'alternativa valida alla distribuzione, si decise di andare direttamente alla fonte, srotolare un rotolo di carta igienica con numeri e fatturati futuri e convincere così il produttore che il mercato aveva bisogno di un nuovo retailer.
Si arrivò alla conclusione che la soluzione migliore fosse quella di avere due distributori nazionali!
Risultato? Mercato spaccato, prezzi differenti (chi subentrò si sentì in diritto di abbattere i prezzi per fare quella famosa terra bruciata di cui sopra senza neanche discutere una possibile strategia collaborativa), clienti disorientati, lamentele, problemi, sputtanamento conseguente del prodotto e progressivo abbassamento del target di vendita.
Se andate e chiedere un po' in giro, a chi questo settore lo conosce veramente e lo ha aiutato ad emergere, troverete storie simili a iosa. La conferma ennessima che a prescindere da tutto, molte volte l'idea, la passione e gli sforzi economici, da soli non bastano.
Ci vuole anche tanta, tanta, tanta, faccia da culo!
martedì 30 marzo 2010
Ogni Tanto Capita Anche a Loro
GameStop in causa per il DLC
Una “class action suit” americana chiede al retailer rimborsi per i contenuti DLC non utilizzabili sui giochi usati
La diatriba tra GameStop e i publisher che offrono contenuti DLC (scaricabili) aggiuntivi gratuiti solo per chi acquista il videogioco nuovo è destinata a intensificarsi dopo che una “class action suit” (causa collettiva) è stata intentata per (secondo quanto riportato dal sito IGN) “aver asserito in modo fraudolento, incorretto, illegale, ed aver volutamente fatto intendere con l’inganno, che i videogiochi usati offrono la possibilità di scaricare gratuitamente contenuti aggiuntivi mentre in realtà non è così”. La causa fa riferimento al fatto che DLC come mappe, personaggi e missioni sono garantite sulla scatola del videogioco ma (per esempio nel caso di titoli EA quali Dragon Age Origins, Battlefield Bad Company 2 e Mass Effect 2, non sono disponibili agli utenti del videogioco usato.
Fonte: www.E-Duesse.it
Una “class action suit” americana chiede al retailer rimborsi per i contenuti DLC non utilizzabili sui giochi usati
La diatriba tra GameStop e i publisher che offrono contenuti DLC (scaricabili) aggiuntivi gratuiti solo per chi acquista il videogioco nuovo è destinata a intensificarsi dopo che una “class action suit” (causa collettiva) è stata intentata per (secondo quanto riportato dal sito IGN) “aver asserito in modo fraudolento, incorretto, illegale, ed aver volutamente fatto intendere con l’inganno, che i videogiochi usati offrono la possibilità di scaricare gratuitamente contenuti aggiuntivi mentre in realtà non è così”. La causa fa riferimento al fatto che DLC come mappe, personaggi e missioni sono garantite sulla scatola del videogioco ma (per esempio nel caso di titoli EA quali Dragon Age Origins, Battlefield Bad Company 2 e Mass Effect 2, non sono disponibili agli utenti del videogioco usato.
Fonte: www.E-Duesse.it
La Sfera Di Odino Non è Mai Stata Così Bella
Altro video che vale più di mille parole. Come disse tempo fa un giornalista sportivo: “viva i giochini adolescenziali!”
venerdì 26 marzo 2010
Ma Quanto Mi Costi
L’importazione di giochi da mercati esteri, ed in particolare Usa e Giappone, è stata il cavallo di battaglia di molti retailer indipendente sin dalla notte dei tempi. Una moda lanciata da marchi storici che dava la possibilità a tutti gli appassionati di provare titoli che, nella maggior parte dei casi, sarebbero arrivati in Europa solo mesi dopo o che addirittura non sarebbemo mai stati distribuiti (succede ancora oggi).
Fino a diversi anni fa, quando ancora internet non era diffuso come oggi, risultava difficile per la gente rendersi conto di quanto effettivamente un gioco proveniente dal Giappone potesse costare, cosa che invece ora è alla portata di tutti. Basta andare in un sito di riferimento qualsiasi (playasia.com su tutti), convertire lo yen in euro e il gioco è fatto.
Questa, ovviamente, è un’informazione decisamente parziale e una questione che spesso mi viene sottoposta riguarda proprio la differenza enorme di prezzo che si viene a creare tra il gioco distribuito in Giappone/Usa e quello venduto qui da noi. Spesso ci si becca la classica frase “siete dei ladri” o “faccio prima a comprarmelo direttamente là”, purtroppo la conoscenza di come funziona un’importazione è decisamente bassa e non è veramente mai facile convincere la gente che un’azienda che fa questo tipo di lavoro ha molti più passaggi, anche a livello economico, da sopportare.
Partendo dal presupposto assodato che il margine medio su di un videogioco è sempre molto basso, questo aspetto assume valore ancora maggiore quando si tratta di un’importazione. Il perchè è presto detto, basta dare un’occhiata alla procedura che un’azienda seria (mi raccomando, sottolineatevi questa parola) deve seguire:
A questo punto sta alla direzione interna all’azienda decidere quale ricarico applicare al prodotto e sperare così che la vendita possa coprire il costo dell’investimento (la clientela a volte è schizzofrenica, bastano 4/5 prenotazioni annullate e sono guai!) e raggiungere così un onesto guadagno.
Come si suol dire, è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo dovrà pur fare.
Fino a diversi anni fa, quando ancora internet non era diffuso come oggi, risultava difficile per la gente rendersi conto di quanto effettivamente un gioco proveniente dal Giappone potesse costare, cosa che invece ora è alla portata di tutti. Basta andare in un sito di riferimento qualsiasi (playasia.com su tutti), convertire lo yen in euro e il gioco è fatto.
Questa, ovviamente, è un’informazione decisamente parziale e una questione che spesso mi viene sottoposta riguarda proprio la differenza enorme di prezzo che si viene a creare tra il gioco distribuito in Giappone/Usa e quello venduto qui da noi. Spesso ci si becca la classica frase “siete dei ladri” o “faccio prima a comprarmelo direttamente là”, purtroppo la conoscenza di come funziona un’importazione è decisamente bassa e non è veramente mai facile convincere la gente che un’azienda che fa questo tipo di lavoro ha molti più passaggi, anche a livello economico, da sopportare.
Partendo dal presupposto assodato che il margine medio su di un videogioco è sempre molto basso, questo aspetto assume valore ancora maggiore quando si tratta di un’importazione. Il perchè è presto detto, basta dare un’occhiata alla procedura che un’azienda seria (mi raccomando, sottolineatevi questa parola) deve seguire:
- Trovare un fornitore serio che possa applicare prezzi di rivendita umani (cosa difficilissima);
- Cercare un corriere che applichi buone tariffe (scordatevi raccomandate o poste varie, il servizio viene prima di tutto, specialmente in un settore dove l’attesa non è quasi mai accettata);
- Acquistare minimo tra i 20 e i 30 pezzi (assortiti e non) in modo da ammortizzare i costi di spedizione;
- Consegna dei codici di sdoganamento al corriere per procedere all’operazione di calcolo dazi ed iva;
- Acquisto bollini SIAE per regolarizzare la vendita;
A questo punto sta alla direzione interna all’azienda decidere quale ricarico applicare al prodotto e sperare così che la vendita possa coprire il costo dell’investimento (la clientela a volte è schizzofrenica, bastano 4/5 prenotazioni annullate e sono guai!) e raggiungere così un onesto guadagno.
Come si suol dire, è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo dovrà pur fare.
mercoledì 24 marzo 2010
Quella Sporca Dozzina
Ormai lo avrete capito, Gamestop (e soci) non mi sta molto simpatica, per uno e mille altri motivi. Seppur ancora nel settore non ho negozi di proprietà, anche se un mezzo progetto in testa ce l’ho, e non mi sento quindi colpito direttamente dal fenomeno americano in questione, ammetto però che, conoscendo le meccaniche/magagne che regolano questo settore, mi riesce difficile trattenere un sorriso ironico su molte delle cose che fanno.
Bisogna dargliene atto, hanno fatto e continuano a fare cose, a livello commerciale, imponenti e di successo. Hanno fatto moda si direbbe, una moda però con grossi limiti che molto spesso richiedono solo cinque minuti di ragionamenti per essere compresi. L’acquisto impulsivo è un fenomeno ben conosciuto così come l’abbaglio da promozione.
Si crede di fare un affare mentre in realtà le cose stanno decisamente in modo differente. Prendiamo questa genialata come esempio:
Fino a qualche tempo fa il costo della promozione era di 199€, ora come potete vedere è stato aumentato a 229€. Il prezzo d’acquisto di una console PS3 nuova è di 299€, quindi il risparmio sarebbe di 70€, non male se non fosse che per ottenerlo è necessario o svuotare parte dello scaffale con i giochi PS2 o regalare 3 giochi PS3/360/Wii.
Voglio però soffermarmi sulla prima parte e cioè quella relativa alle vecchia console di casa Sony, facciamoci due calcoli semplici assieme:
Se proprio volete sbarazzarvi di roba “vecchia” (anche se il videogioco non invecchia mai! Sappiatelo!) fatevi un favore, utilizzate mercatini presenti nei vari forum specializzati o vendete su ebay, ne guadagnerete molto di più ed eviterete che qualcun’altro continui a specularci sopra.
Bisogna dargliene atto, hanno fatto e continuano a fare cose, a livello commerciale, imponenti e di successo. Hanno fatto moda si direbbe, una moda però con grossi limiti che molto spesso richiedono solo cinque minuti di ragionamenti per essere compresi. L’acquisto impulsivo è un fenomeno ben conosciuto così come l’abbaglio da promozione.
Si crede di fare un affare mentre in realtà le cose stanno decisamente in modo differente. Prendiamo questa genialata come esempio:
Fino a qualche tempo fa il costo della promozione era di 199€, ora come potete vedere è stato aumentato a 229€. Il prezzo d’acquisto di una console PS3 nuova è di 299€, quindi il risparmio sarebbe di 70€, non male se non fosse che per ottenerlo è necessario o svuotare parte dello scaffale con i giochi PS2 o regalare 3 giochi PS3/360/Wii.
Voglio però soffermarmi sulla prima parte e cioè quella relativa alle vecchia console di casa Sony, facciamoci due calcoli semplici assieme:
- Richiesta: console PS2 + 10 giochi + memory card
- Totale pezzi: 12
- Valutazione singolo pezzo: 5,83€
Se proprio volete sbarazzarvi di roba “vecchia” (anche se il videogioco non invecchia mai! Sappiatelo!) fatevi un favore, utilizzate mercatini presenti nei vari forum specializzati o vendete su ebay, ne guadagnerete molto di più ed eviterete che qualcun’altro continui a specularci sopra.
martedì 23 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
The Art Of Games
Mentre in un gamerush di zona un commesso consigliava God of War 3 al figlio di 10 anni (viva il PEGI!) di una cliente che spero non ritorni mai più in quell’inferno ecco una serie di immagini prese da una mostra di arte videoludica organizzata ad Aosta, tanto bella quanto poco pubblicizzata a livello nazionale.
Altro Che Pennello Cinghiale
Continuo la mia personale rassegna video di capolavori, questa volta a colpi di pennello con Okami!
giovedì 18 marzo 2010
Finchè C’è Ico C’è Speranza
Sono un po’ stanco e non mi va di scrivere molto oggi, per questo cerco di tirarmi un po’ su il morale con qualche esempio di capolavoro videoludico. Oggi tocca ad ICO, alla faccia di quel 90% dei commessi della GD che non sa neanche cosa sia!
mercoledì 17 marzo 2010
Quel Maledetto Videogioco
In prossimità del lancio di un titolo tripla A non è raro leggere di gente impaziente di mettere le proprie mani sulla tanto agognata copia della limited edition di turno precedentemente prenotata. E mentre i negozi fanno a gara a chi rompe il day-one (il giorno che ciò non accadrà siete tutti invitati a cena, pago io!), ce ne sono molti altri che, incrociando le dita, sperano di ricevere quella misera copia ordinata dall’agente/distributore di zona così da non deludere la piccola clientela affezionata che ancora si ritrova.
Lurkando un po’ in giro tra i vari forum di settore, leggo spesso e a malinquore di gente che, preoccupata di non vedersi recapitata o consegnata la propria limited edition, minaccia ritorsioni psico-fisiche degne del miglior “arancia meccanica” o, più semplicemente, di non tornare mai più in quel negozio.
Purtroppo per loro e soprattutto per il retailer indipendente di turno (perchè è quello che in media se la prende sempre nel di dietro) questa situazione non è una novità nel settore e, con la diffusione sempre più massiccia di limited edition, si è ulteriormente accentuata. Lo scherzetto di turno, chiamato anche shortage, si viene a creare grazie ad un fenomeno di vendita che impone una ratio, spesso variabile e molte volte improponibile, tra l’acquisto di una normal e una limited edition. Questo vuol dire che, di base, un retailer per poterne acquistare una di MGS4/GOW3/FFXIII e così via, dovrà necessariamente prenderne un tot di normal. Purtroppo però, quando il rapporto medio è di 5(normal) a 1(limited) capirete che la faccenda si fa un po’ più seria. A complicare le cose poi, si aggiungono due fattori non meno importanti, in primis la data di consegna del prodotto, dove a volte basta anche solo mezza giornata di ritardo per far saltare un bel 30% delle vendite, in secundis l’annullamento improvviso del proprio ordine di limited edition per motivi che vanno dal “non ha mica confermato” al “erano veramente pochissime, ne abbiamo data solo una per ogni punto vendita gamestop, mi spiace!”.
Per certe gente quindi non è importante che dopo un mese quelle benedette limited siano ancora lì, ammassate tra uno pv media world ed un euronics di zona o in svendita presso qualche catena, la cosa importante è che tu, caro, vecchio retailer di zona hai appena perso l’ennesimo cliente per colpe non tue.
Di situazioni così ne ho viste veramente tante e, ancora oggi, sono molto diffuse, tanto che molti programmi di affiliazione evidenziano orgogliosi tra i propri punti forti, la possibilità di avere limited edition a volontà (c’è gente che ci crede purtroppo).
A parte la risata/pianto che questo aspetto può generare, dopo 20 anni di videogioco in Italia, siamo sempre qui a discutere di problemi che ancora oggi non si vuole o non si riesce a risolvere, tanto che tra i mille paradossi del settore, fa un po specie vedere il mega annuncio “apertura straordinaria a mezzanotte del 16 Marzo per la vendita speciale di GOW3 per PS3″ quando già qualche giorno prima, store della tua stessa catena avevano tranquillamente rotto il day-one.
Probabilmente sarà stata un’edizione straordinaria dell’edizione straordinaria!
Lurkando un po’ in giro tra i vari forum di settore, leggo spesso e a malinquore di gente che, preoccupata di non vedersi recapitata o consegnata la propria limited edition, minaccia ritorsioni psico-fisiche degne del miglior “arancia meccanica” o, più semplicemente, di non tornare mai più in quel negozio.
Purtroppo per loro e soprattutto per il retailer indipendente di turno (perchè è quello che in media se la prende sempre nel di dietro) questa situazione non è una novità nel settore e, con la diffusione sempre più massiccia di limited edition, si è ulteriormente accentuata. Lo scherzetto di turno, chiamato anche shortage, si viene a creare grazie ad un fenomeno di vendita che impone una ratio, spesso variabile e molte volte improponibile, tra l’acquisto di una normal e una limited edition. Questo vuol dire che, di base, un retailer per poterne acquistare una di MGS4/GOW3/FFXIII e così via, dovrà necessariamente prenderne un tot di normal. Purtroppo però, quando il rapporto medio è di 5(normal) a 1(limited) capirete che la faccenda si fa un po’ più seria. A complicare le cose poi, si aggiungono due fattori non meno importanti, in primis la data di consegna del prodotto, dove a volte basta anche solo mezza giornata di ritardo per far saltare un bel 30% delle vendite, in secundis l’annullamento improvviso del proprio ordine di limited edition per motivi che vanno dal “non ha mica confermato” al “erano veramente pochissime, ne abbiamo data solo una per ogni punto vendita gamestop, mi spiace!”.
Per certe gente quindi non è importante che dopo un mese quelle benedette limited siano ancora lì, ammassate tra uno pv media world ed un euronics di zona o in svendita presso qualche catena, la cosa importante è che tu, caro, vecchio retailer di zona hai appena perso l’ennesimo cliente per colpe non tue.
Di situazioni così ne ho viste veramente tante e, ancora oggi, sono molto diffuse, tanto che molti programmi di affiliazione evidenziano orgogliosi tra i propri punti forti, la possibilità di avere limited edition a volontà (c’è gente che ci crede purtroppo).
A parte la risata/pianto che questo aspetto può generare, dopo 20 anni di videogioco in Italia, siamo sempre qui a discutere di problemi che ancora oggi non si vuole o non si riesce a risolvere, tanto che tra i mille paradossi del settore, fa un po specie vedere il mega annuncio “apertura straordinaria a mezzanotte del 16 Marzo per la vendita speciale di GOW3 per PS3″ quando già qualche giorno prima, store della tua stessa catena avevano tranquillamente rotto il day-one.
Probabilmente sarà stata un’edizione straordinaria dell’edizione straordinaria!
lunedì 15 marzo 2010
Gran Bel Limbo
Si fa un gran parlare di cultura/arte videoludica con presunti programmi e idee di sviluppo che lasciano il tempo che trovano (è una storia lunga, ma presto ve la riassumerò).
Oggi mi sono imbattuto, però, nel video di un nuovo progetto finanziato dal governo danese (quando si dice: "essere avanti!!") e sviluppato da una piccola software house chiamata PLAYHOUSE che, da solo, vale veramente più di mille parole. Mentre qui si discute ancora sulla differenza tra videogiochi e pianola bontempi, in altri luoghi si da vita ad opere d'arte come questa:
Il titolo del progetto è Limbo, ricordatevelo e quando qualcuno vi chiederà di spiegargli cos'è un videogioco, fategli vedere questi benedetti 59 secondi.
Oggi mi sono imbattuto, però, nel video di un nuovo progetto finanziato dal governo danese (quando si dice: "essere avanti!!") e sviluppato da una piccola software house chiamata PLAYHOUSE che, da solo, vale veramente più di mille parole. Mentre qui si discute ancora sulla differenza tra videogiochi e pianola bontempi, in altri luoghi si da vita ad opere d'arte come questa:
Il titolo del progetto è Limbo, ricordatevelo e quando qualcuno vi chiederà di spiegargli cos'è un videogioco, fategli vedere questi benedetti 59 secondi.
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