martedì 9 febbraio 2010

L'alternativa Che non C'è

Come in ogni settore, lo sviluppo di prodotto e la qualità dell'offerta viene costantemente migliorata grazie alla concorrenza. Nel momento in cui questa viene a mancare o tende ad essere un'alternativa scadente, si crea quella che viene definita "situazione di stallo". Un esempio interessante è quello che il settore videoludico ci porta, quando alcuni anni fa la catena americana Gamestop (allora conosciuta come Eb Games) decise di partire alla conquista dell'Europa, portando con sè alcune idee commerciali che oggi sono la base di tutte le realtà alternative presenti sul territorio, ovvero il ritiro di giochi usati per l'acquisto di nuovi titoli, la massiccia compravendita di prodotti di seconda mano (console incluse) a prezzi fuori mercato (almeno fino ad allora), promozioni 3 x 2 e fidelity card varie. La reazione al successo inaspettato di queste politiche portò alla normale conseguenza che tutte le alternative a Gamestop, siano queste GD o trade, iniziarono a seguire questo trend con offerte praticamente identiche a quelle appena descritte. Se in una prima fare questa reazione sembrò giustificata oggi lo è sicuramente meno, grazie ad un'offerta che, con l'andare del tempo, non darà alcuno spazio ad una vera alternativa. Già oggi ci troviamo di fronte a promozioni che, da un'insegna all'altra, non offrono nessuna variante a quella già presente sul mercato, costringendo quindi le catene/negozi a puntare tutto sull'abbattimento dei prezzi di vendita al pubblico che, visti i ricarichi medi di settore, è la scelta commerciale più dannosa che potesse essere attuata, a maggior raggione se questa viene proposta da un mercato trade sempre più oppresso dalle politiche sleali della GDO/GDS.
Leggevo di recente un'editoriale online di Matteo Bonassi in cui viene analizzata positivamente la crescita di insegne trade alternative a quelle della grande distribuzione.
Purtroppo credo che nell'articolo venga ignorato proprio il concetto che ho descritto sopra, puntando invece il dito sul numero di punti vendita affiliati che si riuniscono sotto insegne comuni. La storia di questi ultimi anni ne è stata una conferma imbarazzante, con progetti come GameLife morto e risorto già due o tre volte, Sell-T di cui ora non si sente più parlare, Opengames che fa comunque capo ad un'azienda indipendente con i propri clienti e fornitori tanto da risultare concorrente alla propria stessa insegna o anche a Gamerush (alias Blockbuster) su cui i problemi finanziari ormai stranoti non sembrano incidere sul giudizio degli analisti di mercato.
Che alternative vere offrono queste realtà? Prodotti nuovi? No. Idee nuove? No. Contributi marketing e di fine anno? No. Marketing strategico? No. Campagne pubblicitarie/volantini su scala nazionale? No.
Offrono un magazzino centralizzato (positivo, questo è sicuramente da ammettere), assistenza e riassortimento prodotto (si può avere ugualmente anche senza affiliazioni particolari), prezzo d'acquisto migliore (forse, ma non dimentichiamo che si tratta di franchising, cosa che comporta un passaggio di acquisto in più con conseguente diminuzione del ricarico finale).
Eccola quindi la nostra alternativa, negozi tutti uguali con insegne diverse, tanto da arrivare presto a farsi concorrenza interna (Gamestop su tutti, sogno di vedere il giorno in cui raggiungeranno il grande target di 400 negozi), identica offerta e zero alternative!

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